giovedì 16 agosto 2012

Olimpiadi: luci e ombre della spedizione azurra a Londra 2012

8 ori 9 argenti 11 bronzi il bottino dell'Italia nel medagliere alle Olimpiadi di Londra. Un bilancio soddisfacente ( una medaglia in più di Pechino) da cui sono emerse alcune eccellenze più o meno consolidate ma anche segnali di allarme sulla salute del nostro sport
La scherma come da tradizione ha sorretto l'onore della spedizione azurra in particolare le fiorettiste con l'en plein nell'individuale e l'oro a squadre hanno fatto il massimo possibile. I ragazzi del fioretto con l'oro s squadre si sono parzialmetne riscattati dall'opaca prestazione indivuduale. Gli sciabolatori hanno tenuto il passo grazie al sorprendente argento di Occhiuzzi e al bronzo della squadra, mentre deve far meditare il negativo risultato degli spadisti che non sono mai riusciti ad entrare in zona medaglia
Il tiro è stato l'altro pilastro dei successi: non solo nel tiro a volo dove abbiamo una grande tradizione, ma anche nel tiro a segno con Campriani ( un oro e un argento).
Nel pugilato l'oro è mancato solo per colpa dei giudici: Cammarelle a Rio non ci sarà, ma le nuove leve, Mangiacapre in testa, fanno ben sperare.
L'Italia ha poi scoperto il taekwondo grazie agli exploit di Molfetta ( oro) e Sarmiento ( bronzo)
Bisognerebbe fare un monumento a fiorettisti, tiratori e taekowondoka che hanno retto le sorti dello sport italiano, facendo in modo che dietro al monumento non si riparino coloro che invece hanno deluso.
Le note dolenti vengono anzitutto dalle discipline che ai Giochi rivestono un peso poarticolarmente significativo: nuoto e atletica. In piscina si è ottenuto il peggior risultato da Los Angeles 84.Nessuna medaglia. Male non solo gli atleti copertina ( Federica Pellegrini, Magnini, Scozzoli) ma tutta la squadra nel complesso ha offerto controprestazioni in serie. Si riparta da quei pochi ragazzi che hanno fatto bene ( la farfallista Ilaria Bianchi, la dorsista Arianna Barbieri, Gregorio Paltrinieri) e da quei tecnici e atleti desiderosi di riscattarsi e mettersin discussione.
Nell'atletica siamo all'anno zero o quasi e il bronzo di Donato non è sufficente a salvare la faccia per lo sport che dopo la scherma ha regalato al nostro paese il maggior numero di medaglie olimpicche ( 60) . I talenti giovani si contano sulla punta delle dita ( Daniele Greco nel triplo, Bencosme nei 400hs, l campionessa monidale junior Alessia Trost nell'alto), il recupero di Andrew Howe è incongnita, persino la marcia ( caso Schwazer a parte) segna il passo.
Nel canottaggio il c.t. De Capua ha pagato con il posto i cattivi risultati e il rapporto problematico con gli atleti. In altri sport bisogna ricostruire dalle fondamenta o quasi: nella canoa velocità, i successi di Antonio Rossi, Daniele Scarpa e Beniamino Bonomi sono un ricordo; nell'equitazione il presente non ha nulla da condividere con la trradizione dei fratelli D'Inzeo. Saremo anche un popolo di navigatori ma dai risultati delle vela olimpica la nostra vocazione marinara si è vista molto poco.
Qualche preoccupazione emerge anche dall'analisi dell'anagrafe dei 62 medagliati: solo 9 di essi sono under 25 e 29 hanno più di trent'anni. Se a Londra si è sfruttata l'onda lunga di quanto seminato nel passato, l'imperativo in funzione di Rio 2016 sarà ricostruire con i giovani.

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