Lance Armstrong dopo l'ennesimo rifiuto dell'agenzia antidoping Usa di accogliere i suoi ricorsi, ha annunciato che rinuncerà a difendersi dalle accuse di aver assunto Epo e effettuato emotrasfusioni durante la su attività di ciclista professionista.
Come conseguenze di questa decisione l'Usada, che afferma di avere le prove della colpevolezze di Armostrong in campioni di sangue perfettamente compatibili con manipolazioni sanguigne, incluso l'uso di epo o di trasfusioni", richiederà all'Unione ciclistica internazionale la radiazione e la revoca di tutti i titoli, compresi i sette Tour de France, conquistati dal corridore statunitense.
Gli appassionati di ciclismo sono comprensibilmente sconcertati e divisi nei giudizi: gli innocentisti considerano Armstrong, che non è mai stato trovato positivo a un controllo antidoping, un perseguitato dell'Usada; all'opposto chi punta il dito evidenzia l'esistenza di indizi comunque gravi ( ricette retrodatate per corticosteroidi, referti di dubbia attendibilità, pagamenti all'UCI) e la scarsa efficacia dell'antidoping nel periodo del massimo fulgore nella carriera di Armstrong.
In ogni caso nel momento in cui Armstrong decide di non difendersi dalle accuse, passa dalla parte del torto: avrebbe potuto ricorrere fino al Tas di Losanna e in extremis anche ricorrere alla giustizia ordinaria per difendere la sua onorabilità. Ha deciso di non farlo e ciò induce a sospettare che l'atteggiamento rinunciatario sia dovuto alla volontà di non far emerge particolari per lui compromettenti.
Se le vittorie al Tour gli verranno revocati, i titoli parassadolamente saranno assegnati a personaggi come Ullrich e Basso aventi un passato di certo coinvolgimento nel doping con relative squalifiche.
Resta il fatto inequivocabile che dal 1996 ( Bjarne Riis) al 2006 ( Floyd Landis) tutti coloro che sono arrivati in giallo a Parigi sono stati poi coinvolti a vario titolo in faccende di doping: un decennio da ricordare come un periodo nero per la credibilità del ciclismo.
sabato 25 agosto 2012
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